DIRITTO AMMINISTRATIVO
- andreabaldassi

- 4 apr 2024
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Aggiornamento: 11 apr 2024
SE IL PADRE E' ANAFFETTIVO, ARROGANTE E DISINTERESSATO IL FIGLIO PUO' OTTENERE IL CAMBIO DEL COGNOME.
A questo principio è pervenuto il Consiglio di Stato, secondo cui quando un padre ha nei confronti del figlio un atteggiamento anaffettivo ed arrogante in occasione di incontri casuali verificatisi nel tempo, negandogli perfino il saluto, allora il cambiamento del cognome costituisce, per il figlio-richiedente, lo strumento per recidere un legame solo di forma, impostogli per legge, che negli anni ha pesato sulla sua condizione personale, in quanto del tutto estraneo alla sua identità personale.
Nel caso sottoposto alla magistratura, il figlio aveva motivato la richiesta di cambiamento del proprio cognome, sostenendo che il padre, dopo la separazione ed il divorzio dalla madre, non si era più preoccupato del suo sostentamento, né ha mai avuto interesse ad instaurare con lui un rapporto di tipo affettivo, quale dovrebbe essere quello tra genitore e figlio.
Il padre, anzi, aveva sistematicamente tenuto, nei suoi confronti, un atteggiamento disinteressato, ostile ed arrogante, arrivando anche a negargli il saluto e bloccare il suo contatto sul telefono e sui social.
Il figlio, avanti la Corte, ha quindi evidenziato che la decisione di assumere il cognome della madre sarebbe maturata da tempo e si sarebbe consolidata negli anni, divenendo "ponderata e certa", per onorare l'impegno e la forza con cui la figura materna aveva saputo compensare un vuoto e una ferita che avrebbero potuto causare conseguenze assai più dannose sulla sua persona e dentro di sé.
Per la Giustizia amministrativa, quanto allegato dal richiedente, nel caso, è stato sufficiente per ottenere il cambiamento del cognome (Consiglio di Stato, Sent. n. 8422/2023).
